Were Story

 

Le origini 

« […] Nel 1896 una brigata di studenti del Liceo d’Azeglio soleva avviarsi, finite le elezioni pomeridiane, verso il corso Duca di Genova e quindi, deposti i libri su d’una panca, dedicarsi al giuoco di ‘barra’. Il foot-ball si insinuò più tardi: già si era visto giocarlo prima alla patinoire del Valentino e poscia in Piazza d’Armi da alcuni stranieri residenti a Torino i quali avevano fondato il F.C. Internazionale mutandosi poi in F.C. Torinese. Con tante iniziative una società ci voleva e nell’autunno del 1897 se ne decise la fondazione. Qui cominciarono le vere origini della Juventus… »
(Enrico Canfari, Storia del Foot-Ball Club Juventus di Torino, 1915[10].)

La Juventus nacque nell’autunno del 1897 a Torino come società civile «per gioco, per divertimento, per voglia di novità» su iniziativa di alcuni giovani studenti della terza e quarta classe del Liceo classico Massimo d’Azeglio” che si ritrovavano nella vicina Piazza d’Armi per giocare a foot-ball[11].

Secondo la memoria scritta che si riferisce all’origine della società torinese, è verosimile che i soci fondatori furono:

  • Eugenio Canfari.
  • Enrico Canfari.
  • Gioacchino Armano I.
  • Alfredo Armano.
  • Luigi Gibezzi.
  • Umberto Malvano.
  • Vittorio Varetti.
  • Umberto Savoia.
  • Domenico Donna.
  • Carlo Ferrero.

La officina dei fratelli Eugenio ed Enrico Canfari, prima sede dello Sport Club Juventus in corso Re Umberto 42, Torino (1897).

cui si aggiunsero successivamente Pio Crea, Carlo Favero, Gino Rocca, Guido Botto ed Eugenio Secco, tutti con un’età tra quattordici e diciassette anni. Il luogo tipico di riunione di questi liceali era una panchina non distante dalla loro scuola, verso il corso Duca di Genova (oggi custodita nella attuale sede del club)[11]. L’argomento principale era lo sport, in particolare il calcio, che dalla Gran Bretagnastava espandendosi nel resto d’Europa. Si assume per convenzione il 1º novembre del 1897 quale data di fondazione ufficiale del club.

Inizialmente i soci fondatori dovettero affrontare il problema della sede, risolto dai fratelli Canfari che offrirono la loro officina in Corso Re Umberto 42, dove ebbe luogo la prima riunione. Dopo un’opportuna votazione, i soci, sebbene la maggioranza propendesse per i primi due nomi, scelsero invece quello meno votato, Sport Club Juventus (che, tra l’altro, suonava come un compromesso tra un nome anglosassone ed uno latineggiante) per favorire la diffusione del nuovo sport e la passione per la squadra anche fuori del ambito cittadino o regionale[3]. Enrico Canfari, autore tra altri, dell’unico documento con caratteristiche di “ufficialità” attestante con sufficiente certezza la nascita e i primi anni della Juventus, racconta:

« Si venne finalmente alla seduta decisiva: battaglia grossa! Da una parte i latinofobi, dall’altra i classicheggianti, in minor numero i democratici. All’onore della votazione s’avanzarono tre nomi: “Società Via Fort”, “Società Sportiva Massimo d’Azeglio” e “Sport Club Juventus”.
Per quest’ultimo pochi simpatizzavano, ragione per cui riuscì ad imporsi. Fra gli oppositori c’ero proprio io: mi sembrava che quel “Juventus” più non s’addicesse a soci fatti maturi. Avevo torto: nella “Juventus” non s’invecchia, … invecchia invece la “Juventus”. E così la società fu battezzata “Sport Club Juventus”[10]»

Nel 1898 il club vide un significativo incremento dei soci e dei giocatori, cosa che richiese lo spostamento della sede presso un locale di via Piazzi 4. Quello fu il momento da cui si può iniziare a parlare di Juventus come squadra di calcio a tutti gli effetti. Il15 marzo dello stesso anno fu fondata la F.I.F. (Federazione Italiana Foot-Ball, con Edoardo Bosio come primo presidente) in seguito divenuta Federazione Italiana Giuoco Calcio. Per ragioni sconosciute la Juventus non si iscrisse all’associazione e quindi non poté partecipare al primo campionato italiano di calcio che si svolse l’8 maggio di quello stesso anno a Torino tra quattro squadre: Foot-Ball Club Torinese, Genoa, Società Ginnastica e International Foot-Ball Club Torino.

Nel 1899 la società assunse il nome di Foot-Ball Club Juventus[12]. Canfari descrisse così il motivo del cambio di denominazione:

« Da quell’epoca il nostro scopo sportivo venne più nettamente a precisarsi ed il solo Foot-ball occupò la nostra attività; ed al primitivo nome di Sport Club Juventus fu sostituito l’attuale ‘Foot-ball Club Juventus’ o semplicemente Juventus. Questo nome fu, come vedete ora, veramente fortunato poiché le Società Sportive nostre omonime sono moltissime, ma la vera Juventus è una sola: la nostra[10]»

Gli incontri di quell’anno si svolsero in prevalenza in Piazza d’Armi, località Crocetta. La squadra ricevette anche i primi inviti da Alessandria, Milano e Genova, e fu la prima squadra ad ospitare a Torino una squadra straniera: il Montriond di Losanna. Ben presto il prestigio della società crebbe e la squadra acquisì il diritto di giocare al Velodromo Umberto I (all’epoca uno dei più prestigiosi campi sportivi di Torino).

La sua prima divisa sociale, nel 1897, prevedeva una camicia bianca e pantaloni «alla zuava», sostituita due anni dopo da una curiosa camicia rosa con papillon, colletto bianco, cravattino e berretto nero[13].

I primi vent’anni (1900-1920) [modifica]

L’ingresso nel Campionato Federale (1900-1902) [modifica]

PRIMA PARTITA UFFICIALE

III Campionato Federale di Calcio, Eliminatorie (Girone piemontese, 1a giornata)

11 marzo 1900 – Campo Piazza d’Armi, Torino

600px Giallo e Nero (Strisce).png FC Torinese v FBC Juventus 600px Bianconera con stelle e stemma di Torino.png

1 – 0[14]

Soccer.Field Transparant.png

Nicola B. I
Canfari
Armano I
Nicola C. II
Chiapirone G.
Rolandi
Barberis
Forlano
Donna
Gibezzi
Varetti

Arbitro: Jourdain

Marcatori: Segnato dopo [minuto sconosciuto] minuti [minuto sconosciuto]’ Colongo

La Juventus, con Enrico Canfari presidente, dopo essersi iscritta nel consiglio della FIF, partecipò per la prima volta al Campionato Federale di Prima Categoria – il terzo nella storia del calcio italiano – l’11 marzo 1900, ma non superò nemmeno le eliminatorie in Piazza d’Armi, perdendo 0-1 contro il F.C. Torinese. Il racconto della prima gara della storia bianconera nelle parole del presidente del club:

« Il F.C. Torinese ci invitò a giocare contro di lui, ed a noi non parve vero di poterci cimentare con dei veri giocatori benché di costituzione e statura poco rassicuranti. Furono batoste come squadra, ma individualmente, per il grande esercizio nel palleggio, non sfigurammo affatto. Messi in questa via, formato l’undici, cominciammo ad accettare sfide e a lanciarne, finché per affermarci al cospetto del pubblico torinese bandimmo un torneo. Per l’occasione ci voleva una divisa, ma come? Di cottone, di flanella, di maglia? Alla fine, la scelta: un parcalle sottile e roseo che portammo poi, sbiadito all’inverosimile, sino all’anno 1902…[3]»

Nel frattempo conquistò, per la prima volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nel suo secondo Campionato Federale, giocato tra cinque squadre, la Juventus vinse la prima eliminatoria contro la Società Ginnastica per 5-0 e giunse fino alle semifinali, battuta dal Milan Cricket. Conquistò, per la seconda volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione e si aggiudicò il Gonfalone e la Medaglia del Municipio della Città di Torino, in un torneo tra squadre liguri e piemontesi.

Il 1902 segnò l’ingresso nella squadra juventina, composta quasi totalmente da studenti universitari, dei primi giocatori stranieri e di Carlo Favale come nuovo presidente. La Juventus disputò quella stagione con altre tre squadre torinesi, F.C. Torinese, Audace Torino e Società Ginnastica, il girone eliminatorio del quinto campionato de calcio ma, alla fine, dovette cedere il passo all’F.C. Torinese. Per la terza volta consecutiva gli juventini vinsero la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione.

Nel autunno dello stesso anno la Juventus partecipò nella Coppa Città di Torino, un importante torneo dell’epoca che si disputò al Velodromo Umberto I. Il presidente era a quel tempo Giacomo Parvopassu ed in rosa si cominciavano a vedere i ragazzi che conquisteranno il primo scudetto del club. Il 24 ottobre ci fu la semifinale contro l’Audace: nel primo tempo la Juventus andò a segno tre volte ma, secondo le cronache giornalistiche dell’epoca, la superiorità fu tanto netta che gli avversari (memori anche di uno 6 a 0 subito otto mesi prima in campionato) decisero nell’intervallo di ritirarsi, dando così via libera agli juventini per la finale. Questa si giocò il 2 novembre successivo contro il Milan. Agli ordini del doriano Francesco Calì, i bianconeri che scesero in campo furono: Domenico Durante, Gioacchino Armano I, Hugo Muetzell, Carlo Vittorio Varetti, Giovanni Goccione, Domenico Donna, Alfredo Ferraris, Giovanni Vigo, Luigi Forlano, Enrico Canfari ed Umberto Malvano. Al 90′ il punteggio era di 2-2 e nei supplementari entrambe segnarono ancora una rete, portandosi sul 3-3. A questo punto l’arbitro decise di continuare ad oltranza, applicando una sorta di golden gol, ma i rossoneri in disaccordo decisero di non proseguire l’incontro lasciando campo libero alla Juventus, che venne così proclamata vincitrice dell’edizione.

1903: L’anno della maglia bianconera [modifica]

Nel 1903 la Juventus abbandonò la maglia rosa ed adottò la maglia a strisce bianche e nere come un simbolo di «semplicità, austerità, aggressività e soprattutto, potere»[15]. La sede sociale venne trasferita da Via Gasometro 14 a Via Pastrengo.

I giocatori juventini nel Campionato di calcio italiano 1903.

Nel campionato nazionale di quell’anno la squadra torinese arrivò, per la prima volta, alla finale, perdendo però per 0-3 contro il Genoa, una delle principali formazioni del calcio pioneristico.

La Juventus vicecampione d’Italia venne invitata a Trino, presso Vercelli, a disputare un torneo triangolare. Gli incontri si giocarono nella stessa giornata, l’11 ottobre dello stesso anno. La finale del pomeriggio si giocò tra una compagine novarese chiamata Forza e Costanza e gli juventini. Quest’ultimi, con Mattioli, Carlo Vittorio Varetti, Heinrich Hess, Dalle Case, Giovanni Goccione, Fernando Nizza, Alfredo Armano, Frédéric Dick, Ugo Rolandi, lo svizzero Walter Streule ed Umberto Malvano in campo, vinsero per 15 reti a 0, conquistando così il Torneo di Trino Vercellese.

I bianconeri partecipano anche alla Coppa Città di Torino – stavolta un quadrangolare con Audace, Doria e Milan Cricket – un mese dopo la vittoria a Trino. La Juventus lo fece suo per la seconda volta, dopo avere vinto per 2-0 contro l’Audace e per 1-0 contro i rossoneri del Milan Cricket in finale.

1904: La seconda finale in campionato [modifica]

Il 1904 fu l’anno in cui nuovi soci arrivarono alla Juventus e, con questi, anche nuovi soldi che rafforzarono le fondamenta della società. Dalla Svizzera arrivarono i tre fratelli Ajmone Marsan ed il campo di gioco ufficiale si spostò dalla Piazza d’Armi al Velodromo Umberto I, dotato finalmente di tribune. Inoltre, fu l’anno in cui si disputarono le prime trasferte internazionali tra clubs e la Juventus venne invitata aLosanna (Svizzera), in rappresentanza del calcio italiano, per disputare un torneo. Nel campionato italiano, dopo aver vinto le eliminatorie nazionali per la seconda volta consecutiva, arrivò nuovamente in finale contro il Genoa, ma perse nuovamente, sul campo di Ponte Carrega a Genova, con il risultato di 0-1.

Al termine della stagione 1903-1904 al Velodromo Umberto I si giocò la Coppa Universitaria, un torneo pioneristico di prestigio internazionale, in cui la Juventus travolse, in partita secca, l’Olympique Lyonnais Universitarie per 9 reti ad una.

1905: La conquista del Campionato Federale [modifica]

Nel 1905 divenne presidente della società lo svizzero Alfred Dick, proprietario di un’industria tessile, che rinforzò la squadra inserendo alcuni suoi dipendenti, come gli svizzeri Frédéric Dick (suo figlio), Paul Arnold Walty e Ludwig Weber, gli scozzesi Jack Diment ed Helscot, nonché gli inglesi James Squire e Goodley. In quella stagione la società spostò la sua sede a Via Donati 1 ed il presidente firmò un lungo contratto di affitto per l’utilizzo del Velodromo di Corso Re Umberto.

Il Campionato Federale dello stesso anno si giocò con una nuova formula rispetto ai campionati precedenti[16] e fu composto di tre gironi regionali, con un girone finale – e non una sola partita – per l’assegnazione del titolo[17] composto dai tre campioni regionali con partite d’andata e ritorno. La Juventus aveva superato il girone eliminatorio vincendo la partita per forfait 3-0 contro il F.C. Torinese, ritiratosi dalle eliminatorie regionali. Nel girone finale del campionato italiano, gli juventini batterono, con reti di Donna in due occasioni e Varetti, l’U.S. Milanese 3-0, pareggiano a Genova 1-1 con il Genoa (reti di Pollack per i genovesi e Forlano per i torinesi) e batterono di nuovo la Milanese a Milano 4-1 (reti di Varisco per i milanesi e Donna, Forlano, Squair e Varetti per la Juventus). Un nuovo pareggio 1-1 contro il Genoa (le cronache riportano le reti di Donna per le zebre e Meyer per i grifoni ed una grande performance del portiere juventino Durante) nella sfida decisiva del girone finale, giocata a Torino il 2 apriledello stesso anno[18]. Fu il primo grande successo del club, il suo primo titolo di Campione d’Italia, chiudendo il girone finale al primo posto a 6 punti, contro i 5 dei genovesi. Così scrisse la stampa dell’epoca:

« Domenica 9 ebbe luogo il nuovo incontro tra la prima squadra del Genoa Cricket Club e l’Unione Sportiva Milanese per il campionato nazionale. Le due squadre segnarono entrambe due goal. Così la squadra di Genova segna in totale cinque punti e quella di Milano un punto. Il Club Juventus di Torino vince così con sei punti per la prima volta il Campionato Nazionale. »
(La Stampa Sportiva, 16 aprile 1905.)

Gli undici juventini che vinsero il campionato italiano per la prima volta, secondo le cronache dell’epoca, furono: il pittore Domenico Durante; Gioacchino Armano ed Oreste Mazzia (studenti al Politecnico); lo svizzero Paul Arnold Walty[19], Giovanni Goccione (capitano) e lo scozzese Jack Diment (tutti e tre impiegati); Alberto Barberis (studente in giurisprudenza), Carlo Vittorio Varetti (studente in ingegneria) e Luigi Forlano (geometra); l’inglese James Squair (impiegato) e Domenico Donna (un studente in giurisprudenza), che fungeva da allenatore[20] della squadra dal 1900.

In quell’anno la Juventus si aggiudicò anche il Torneo di Seconda Categoria, a cui partecipavano sia squadre riserve sia le prime squadre di club non iscritte alla Prima Categoria. La Juventus “B” fu ammessa di diritto al girone finale, in quanto unica iscritta dell’eliminatoria piemontese, in compagnia di Genoa e Milan. I bianconeri vinsero per 1-0 contro il Milan in casa, 2-0 a Genova, 3-0 a Milano (con titolo matematico) e 3-0 a tavolino con il Genoa per forfait. I giornali dell’epoca tramandano gli artefici di questa vittoria: Francesco Longo, Giuseppe Servetto, Lorenzo Barberis, Fernando Nizza, Ettore Corbelli, Alessandro Ajmone Marsan, Ugo Mario, Frédéric Dick, Heinrich Hess, Marcello Bertinetti e Riccardo Ajmone Marsan.

A coronamento della stagione il successo per 2-1 sui titolari nella partitella in famiglia al termine del campionato.

I primi juventini campioni d’Italia (1905):

La Juventus campione d’Italia 1905. Nella foto, da sinistra e dall’alto: Armano I, Durante, Mazzia, Walty, Goccione, Diment, Barberis, Varetti, Forlano, Squair e Donna.

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Durante
Walty
Armano I
Goccione
Mazzia
Diment
Barberis
Forlano
Donna
Squair
Varetti

1906: La rinuncia alla finale del campionato e lo scisma [modifica]

La stagione 1905-1906 iniziò con la vittoria nella Coppa Luigi Bozino di 1905 per 2-1 sul Milan a Torino con due reti di Forlano. In campionato i bianconeri chiusero al primo posto del girone finale, a pari merito con il Milan Foot-Ball Club, pareggiando 1-1 nella partita finale. La FIF decise di far ripetere la partita sul campo dell’U.S. Milanese il 6 maggio, ma la Signora rinunciò allo spareggio per il titolo, pubblicando il seguente comunicato:

« La Direzione del Foot-Ball Club Juventus rifiuta energicamente di accettare la scelta del Campo dell’Unione Sportiva Milanese come campo neutro perché il campo neutro deve essere non solo un campo di un’altra squadra ma avere altresì tutti i requisiti anche morali della neutralità, ovvero deve presentare gli stessi e precisi vantaggi e svantaggi per i due Clubs. Ora il campo dell’U.S. Milanese non si trova in queste condizioni in specie per i seguenti motivi:
1) Non è giusto che trattandosi di un match da farsi in condizioni uguali il F.B.C. Juventus debba esso solo sostenere la fatica del viaggio Torino-Milano.
2) Il campo dell’U.S. Milanese [sito a Via Comasina] è troppo conosciuto ai giocatori del Milan Cricket.
3) Non è giusto che il Milan Cricket debba godere dell’appoggio morale del pubblico milanese. Ciò posto la Direzione della F.B.C. Juventus dichiara che se la deliberazione di questa spettabile Presidenza non verrà revocata, il F.B.C. Juventus si ritirerà dal campionato italiano di calcio[21]»

Il Milan fu dichiarato vincitore di quella partita per 2-0 grazie alla deliberazione dalla Federazione Italiana Foot-Ball e quindi del titolo del IX Campionato Federale. Nel autunno del 1906 la Juventus vinse per la seconda volta la Coppa Luigi Bozino dopo le vittorie contro F.C. Torinese (8-0) e Milan (1-0) e raggiunse il terzo posto del Campionato di Seconda Categoria.

Nello stesso 1906 il presidente della società vicecampione d’Italia, Alfred Dick, che stava meditando di voler portare all’estero la squadra cambiandole perfino il nome in Jugend Fussballverein, decise, dopo alcune discussioni con i soci juventini, di rinunciare alla Juventus per fondare «per dispetto» ad alcuni giocatori importanti come Diment, Ballinger, Mazzia e Squair (tutti dipendenti della sua industria tessile), il Foot-Ball Club Torino (oggi, Torino F.C. 1906) unendosi al Torinese – una delle principali squadre dei primi anni del calcio italiano – che aveva già assorbito l’Internazionale Torino (un’altra squadra prestigiosa dall’epoca) qualche anno prima. In seguito all’abbandono del presidente svizzero la squadra bianconera rimase per due anni a corto di risorse finanziarie e di giocatori, senza più neanche il contratto d’affitto del Velodromo Umberto I. La presidenza della società fu assegnata a Carlo Vittorio Varetti.

Il triennio 1907-1909, i Campionati F.I.F. e la doppia conquista della Palla Dapples [modifica]

Come conseguenza della partenza di Alfred Dick, la squadra juventina venne privata di alcuni fra i suoi migliori elementi e ritornò al campo di Piazza d’Armi, quello dei primi anni societari. In campionato, eliminati per opera proprio del Foot-Ball Club Torino il13 gennaio 1907 (1-2 all’andata e 1-4 al ritorno), chiusero il campionato a gironi nel secondo posto delle eliminatorie Piemontesi.

Nell’ottobre dello stesso anno in una seduta straordinaria della Federazione Italiana Foot-Ball fu presa la decisione di “sdoppiare” il campionato. I motivi erano da ricondursi alla sempre crescente presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane. L’accordo di massima sembrava coinvolgere tutte le società ma, al momento delle votazioni, i delegati di Milan, Torino, Libertas, Genoa e Naples lasciarono la seduta per protesta. Si decise di disputare due campionati egualmente importanti: il primo, cosiddetto “Campionato Federale F.I.F.”, era aperto anche a squadre con giocatori stranieri[22]. Il secondo venne denominato “Campionato italiano” (o Coppa Romolo Buni), riservato solo a squadre composte interamente di calciatori di origine italiana[22][12].

Nel gennaio dell’anno successivo si giocò la gara di andata del primo torneo calcistico a Genova contro l’Andrea Doria, dove la Signora vinse per 3-0. Un mese dopo si rigiocò, a Torino, ma i doriani uscirono vincitori. Fu dunque necessario uno spareggio, da giocarsi a Torino per la maggior differenza reti bianconera nel doppio confronto. Si giocò a marzo e successe di tutto: bella partita e a pochi minuti dalla fine, con la Juventus in vantaggio per 2-1, il doriano Sardi colpì di testa, e il barone Mazzonis, allora giocatore bianconero, per respingere il pallone infilò Durante di testa: 2-2, ma l’incontro fu successivamente annullato per un errore tecnico arbitrale. Passarono due mesi e si poté rigiocare lo spareggio, sempre in Corso Sebastopoli – campo juventino fino a1922 – e la Juventus vinse per 5-1 con Ernesto Borel (padre di Aldo, il Borel I, e Felice, il Borel II, entrambi futuri calciatori bianconeri) mattatore dell’incontro e del Campionato F.I.F. 1908.

Nello stesso anno la società juventina, dopo la conquista di due Palle d’Argento Henry Dapples – un’altra prestigiosa competizione pioneristica – nelle finali disputate il 22 novembre ed il 13 dicembre, festeggiò il suo decimo anniversario di fondazione con un banchetto ai suoi tifosi presso il Ristorante Della Pace di Torino.

La Juventus giocò, in qualità di campione federale d’Italia, il campionato italiano, Coppa Romolo Buni, iniziato a marzo dello stesso anno, con altre tre squadre. Il 1º marzo i bianconeri pareggiarono 1-1 a Vercelli contro la Pro, poi vincitrice del torneo, nella gara d’andata delle eliminatorie regionali, rinunciando in seguito di giocare la gara di ritorno a Torino il 8 marzo[23] per protesta contro il divieto di impiego di giocatori stranieri, che all’epoca erano l’ossatura delle squadre italiane, ancora alle prime armi.

Nel 1909, con la seconda vittoria consecutiva degli juventini nel Campionato F.I.F. ed il terzo posto nell’eliminatoria piemontese del campionato italiano (che segnò il ritorno dei calciatori stranieri nelle squadre), si chiuse il ciclo dei giocatori-pionieri come Umberto Malvano e Domenico Donna.

1910: Il terzo posto in campionato [modifica]

Il campionato di calcio e la Promozione (1913)

Nel campionato italiano 1912–1913, il primo in cui venne stabilita la retrocessione[24], la Juventus si classificò all’ultimo posto del suo girone, il piemontese, con 3 punti in 10 giornate, al pari dell’Internazionale Napoli nel girone meridionale (con zero punti), dell’Alba Roma nel girone laziale (anch’essa a zero punti), delPisa nel girone toscano (con 4 punti), del Racing Libertas nel girone lombardo-ligure (1 punto in 10 giornate) e del Modena nel girone veneto-emiliano (1 punto in 10 giornate), queste ultime iscritte nel cosiddetto Torneo Maggiore all’inizio della stagione. Tutte queste squadre – compresi i bianconeri – sarebbero dovute retrocedere ma, in seguito alle loro proteste, durante l’Assemblea FIGC di preparazione della nuova stagione, si decise di riformare i tornei, allargando il numero delle squadre partecipanti e, di conseguenza, ripescare tutte le squadre retrocesse in quella stagione. Per il campionato successivo si stabilì che le squadre liguri, che nella stagione precedente avevano giocato con le lombarde, sarebbero state aggregate al girone piemontese, scelta che ne causò la saturazione. Di conseguenza il Novara, penultimo nel campionato, fu ammesso al girone lombardo mentre la Juventus fu ammessa in tale girone con una clausola particolare: essendo state promosse in I Categoria troppe squadre lombarde (Nazionale Lombardia,Juventus Italia, l’Associazione Milanese Calcio e, d’ufficio, ilComo) si decise togliere una lombarda (il Brescia, settima nelCampionato di Promozione 1912–1913 e promossa d’ufficio nella massima categoria) spostandola nel raggruppamento veneto, lasciando libero un posto per la compagine torinese. Di fatto tutte le squadre che dovevano retrocedere in Promozionealla fine della stagione 1913–1914 (Prato, Pro Roma, Liguria, Ass. Milanese Calcio ed Udinese) furono riammesse.

Il tredicesimo campionato italiano di calcio, disputatosi nella stagione 1909-1910, fu il primo nella storia del calcio italiano in cui venne introdotto, ispirandosi al modello della First Divisionbritannica, il girone unico con partite di andata e di ritorno. Come risultato di tale rivoluzione il torneo iniziò nell’autunno del 1909 e si giocarono un maggior numero di gare. Quell’anno la Juventus si classificò al terzo posto.

Gli anni difficili: 1911-1913 [modifica]

Il quattordicesimo campionato di calcio fu il primo in cui furono ammesse squadre della regione nord-orientale d’Italia (Veneto ed Emilia) ed anche il primo dove fu introdotto il calendario dallaFederazione di calcio[25]. La Juventus finì nona ed ultima nella classifica del cosiddetto Torneo Maggiore a dieci squadre.

La Juventus si presentò al campionato successivo, iniziato ad ottobre del 1911, con un organico composto da soli dieci giocatori[26], finendo terz’ultima con soli 9 punti.

Nella stagione 1912-1913 il girone unico fu abolito ed il campionato nazionale venne esteso anche alla regione centro-meridionale della penisola italiana con formazioni toscane, laziali e campane in uno dei due tronconi del campionato, i cui vincitori accedevano direttamente alla finale del campionato. La società bianconera si classificò all’ultimo posto nel girone Ligure-Piemontese nel primo anno in cui vennero introdotte le retrocessioni in Promozione (i campionati regionali, in quanto l’attuale Serie B esiste solo dal 1930)[24] come conseguenza di un periodo critico a livello economico per la grande difficoltà della società a reclutare nuovi giocatori nelle ultimi tre stagioni ma, al pari di tutte le squadre classificate al’ultimo posto nei loro gironi[27], fu ripescata e, insieme ai piemontesi del Novara, ammessa nel girone lombardo del campionato successivo (vedi quadro).

La ricostruzione della società: 1914-1916 [modifica]

Con la presidenza dell’avvocato Giuseppe “Bino” Hess, ex giocatore juventino e poi dirigente della società bianconera, nel 1913, la Juventus (considerata ormai dopo la crisi come una squadra di secondo piano rispetto alle potenze calcistiche dell’epoca come la Pro Vercelli ed il Casale), aprì un nuovo ciclo con un tipo di mentalità manageriale diversa rispetto al periodo precedente: dopo il citato «ripescaggio», la squadra torinese disputò un campionato sorprendente, piazzandosi seconda dietro l’Inter nel girone lombardo e finendo quarta nella fase finale del Campionato Alta Italia (uno dei due gruppi del campionato nazionale), prendendosi lo sfizio di battere il Casale (poi Campione d’Italia) per 1-0.

Nel 1914 il Campionato iniziò ad ottobre, quando la Prima Guerra Mondiale non aveva ancora coinvolto l’Italia, ma il precipitare degli eventi e la decisione (presa il 22 maggio 1915) del Governo italiano di entrare in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa, costrinse la Federazione alla sua sospensione. Nel settembre 1919 la vittoria venne assegnata al Genoa in quanto squadra capolista ad una giornata dal termine, mentre la Juventus terminò seconda nel gruppo semifinale.

Gli anni della Prima Grande Guerra portarono lutti in casa bianconera e delle altre società sportive italiane. All’inizio di quel conflitto furono 24 gli juventini sotto le armi: 6 soldati semplici e 18 tra allievi ufficiali, sottufficiali o addetti sanitari. La presidenza della società torinese fu così assegnata, provvisoriamente in primis e poi, fino a 1918, al Comitato Presidenziale di Guerra: il triumviratocomposto dal pionere Gioacchino Armano, il dirigente Sandro Zambelli e l’ex calciatore Fernando Nizza. Nel 1916 saranno ben 170 i soci e giocatori della Juventus a prendere parte al conflitto bellico, con varie mansioni che partivano dal soldato semplice fino all’ufficiale.

Allo scopo di mantenere saldi i contatti con i propri associati e con i tifosi bianconeri lontani a causa della guerra, il 10 giugno 1915, venne pubblicato per la prima volta il giornale ufficiale della società, intitolato Hurrà Juventus, il primo del suo genero nel Paese[28].

Il 26 dicembre di quell’anno, sulla neonata rivista venne pubblicata la memoria autografa di Enrico Canfari, caduto nella Terza battaglia dell’Isonzo insieme a Giuseppe Hess e molti altri componenti della Juventus il precedente 23 ottobre 1915. Questo testo rappresenta tutt’oggi, nella storia bianconera, l’unica testimonianza scritta delle sue origini[13].

Gli juventini parteciparono, durante la Prima Grande Guerra, alla Coppa Mauro ed alla Coppa Federale di calcio. In quest’ultima competizione in particolare, dopo la vittoria nel girone eliminatorio, arrivarono fino alle finali con il Genoa, il Milan, il Casale (poi ritirata per gravissimi problemi finanziari) ed il Modena e terminò al secondo posto della classifica con 10 punti, uno di meno rispetto ai rossoneri, vincitori del torneo.

Gli anni venti [modifica]

Il triennio 1920-1922 ed il debutto allo Stadio di Corso Marsiglia [modifica]

Finito il primo conflitto mondiale, il calcio ripartì in Italia con la stagione 1919-1920. Al Campionato si iscrissero 67 squadre ed il torneo venne diviso in gironi e campionati interregionali (come i Gironi Piemontese o Lombardo, con ogni girone diviso in gruppi). La Juventus, campione della Regione Piemonte, concluse quel campionato al secondo posto nel girone finale, grazie soprattutto al portiere Giovanni Giacone ed ai terzini Oswaldo Novo e Antonio Bruna, i primi calciatori della società bianconera a giocare in Nazionale (Italia-Svizzera 0-3 del 28 marzo 1920 disputatasi a Roma) e chi diedero il via alla tradizionale coppia di terzini di primo ordine che sarebbe diventata una caratteristica della Juventus.

Lo Stadio di Corso Marsiglia, campo juventino dal 1922 al 1933.

Con il poeta e letterato Corrado Corradini (autore, tra l’altro, dell’inno societario rimasto vigente fino agli anni settanta) eletto nuovo presidente del club nel 1919, nella stagione 1921-1922 i bianconeri si iscrissero al Campionato della Confederazione Calcistica Italiana (C.C.I.), un settore dissidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), con sede a Milano. La scissione fu il risultato delle proteste delle squadre più rinomate che mal digerivano l’eccessivo affollamento dei tornei (al campionato precedente, dove la Juventus si classificò al quarto posto del Gruppo A del Girone Piemontese, parteciparono ben ottantotto squadre, un record). La squadra torinese chiuse la stagione al quarto posto del Girone A della Lega Nord.

Il numero dei tifosi, nel frattempo, crebbe: il 19 ottobre 1922, con Gino Olivetti a capo della Juventus dall’anno precedente, venne inaugurato lo Stadio di Corso Marsiglia (situato nell’attuale Corso Tirreno a Torino), con 15.000 posti: fu il primo stadio d’Italia costruito in cemento armato e venne considerato all’epoca un «gioiello di ingegneria». Nella gara inaugurale dello stadio la Juventus sconfisse 4-0 il Modena.

1923: Il sodalizio della Juventus con la famiglia Agnelli [modifica]

« Vi sono grato per aver accolto come un onore la mia presidenza, ma spero di non deludervi se vi confesso che non ho alcuna intenzione di considerarla soltanto onorifica […] Dobbiamo impegnarci a far bene, ma ricordandoci che una cosa fatta bene puo essere sempre fatta meglio. »
(Frammenti del discorso dell’imprenditore Edoardo Agnelli al momento di essere eletto presidente del Foot-Ball Club Juventus. Torino, 24 luglio 1923[29].)

Coperta dell’edizione della rivistaHurrà Juventus del mese disettembre 1923 in occasione dell’elezione dell’imprenditoreEdoardo Agnelli come presidente della società torinese.

Il 24 luglio 1923, anno della riunificazione del campionato, la famiglia Agnelli, una delle più potenti dell’intera nazione, entrò a far parte della società bianconera con Edoardo, figlio di Giovanni Agnelli, fondatore dell’azienda automobilistica FIAT, eletto nuovo presidente del club in sostituzione di Olivetti, che diede subito il via ad un’intensa campagna di rafforzamento della squadra. Quella data rappresentò sia l’inizio del famoso legame tra la società torinese e la celebre famiglia industriale, il più antico del panorama calcistico italiano e vigente tutt’oggi, che la nascita del cosiddetto Stile Juve: «eleganza, professionalità e mentalità vincente». In tale anno la squadra raggiunse il quinto posto del Girone B della Lega Nord.

1924: L’arrivo di Jenő Károly [modifica]

L’ungherese Jenő Károly(18861926), primo allenatore della Juventus.

Nella stagione 1923-1924, come conseguenza dell’introduzione del Progetto Pozzo due anni prima, il torneo fu diviso in due grande gironi coordinati uno dalla Lega Nord e l’altro dalla Lega Sud. Quella fu anche la stagione in cui venne introdotto per la prima volta nel calcio italiano lo scudetto, come stemma onorifico assegnato alle squadre vincitrici del campionato federale[30]. Durante il torneo, l’affaire Rosetta, sollevato dalla dirigenza genoana (campione d’Italia la stagione precedente), costò alla squadra bianconera le sconfitte a tavolino di tutte e tre le partite disputate dal suo difensore Virginio Rosetta[31], il primo giocatore italiano ufficialmente ceduto dietro contropartita economica (50.000 lire di contratto ed un mensile di 6.000 lire), arrivato a Torino dalla Pro Vercelli in quella stagione, ma squalificato dal campionato.Come conseguenza della penalizzazione, la Juventus si classificò in quinta posizione del primo raggruppamento della Lega Nord, a pari merito con l’Alessandria, con 26 punti, sette in meno rispetto ai liguri, vincitore del gruppo e poi, del tricolore.

Quello fu l’anno di debutto in campionato per Gianpiero Combi (cresciuto nel vivaio bianconero e, in seguito, grande protagonista dei successi juventini e della Nazionale A negli anni a venire[32]) e dell’arrivo a Torino del primo allenatore della storia bianconera, Jenő Károly (che ebbe un contratto in base al quale avrebbe percepito 2.500 lire come anticipo, una settimana di vacanze pagate ed un premio di 10.000 lire in caso di vittoria dello scudetto), e la mezz’ala sinistra Ferenc Hirzer, entrambi ungheresi.

1925: Il terzo posto ed i quadri manageriali 

All’inizio della stagione 1924-1925, la Juventus venne rafforzata con l’arrivo del giocatore ungherese József Viola e dell’attaccante Pietro Pastore che, a quindici anni d’età, fu il debuttante più giovane della storia bianconera. La squadra, nonostante le 14 reti dell’ala destra Federico Munerati, raggiunse solo il terzo posto del secondo raggruppamento delcampionato, con due punti in meno sul Bologna, poi vincitore del campionato. La scomparsa del mediano Monticone, causata da un aneurisma, segnò dolorosamente la società bianconera in quella stagione.

A livello societario, la società torinese organizzò i quadri manageriali assegnando precisi compiti ai vari dirigenti.

1926: La riconquista d’Italia 

Nella stagione 1925-1926 la federazione di calcio autorizzò l’apertura ai calciatori stranieri e le zebre torinesi – che rappresentavano, per il rinnovamento societario ad opera degli Agnelli, «il futuro del calcio piemontese»[33], in campionato raggiunsero il primo posto grazie alle nove vittorie consecutive[34], per un totale di 17 partite di fila senza soffrire sconfitte nel secondo raggruppamento della Lega Nord a 12 squadre, con nove partite (934 minuti) con la porta inviolata[35] (record del calcio pioneristico), grazie anche alle prestazioni del famoso trio difesivo composto dal portiere Gianpiero Combi ed i terzini Virginio Rosetta e Luigi Allemandi. Con 17 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte, si qualificò, per la prima volta in cinque anni, alla finale della Lega Nord contro il Bologna, rinnovato un anno prima da Leandro Arpinati, vicesegretario nazionale del PNF. Nella gara d’andata, giocata nel 11 luglio 1926 al campo Sterllino di Bologna, le due squadre pareggiarono 2-2 (due reti di Hirzer, capocannoniere di quella stagione con 35 reti in un totale di 26 partite). La gara di ritorno, giocata in Corso Marsiglia a Torino il 25 luglio dello stesso anno, finì 0 a 0. L’allenatore juventino Károly morì di infarto il 28 luglio, appena cinque giorni prima della partita di spareggio. In questa gara, disputata a Milano il 1º agosto, la Juventus vinse 2-1 con reti di Pietro Pastore – terzo posto della classifica finale dei marcatori in campionato durante quella stagione con 26 reti – ed Antonio Vojak I.

La Juventus vincitrice del campionato a gironinella stagione 1925/26.

La Juventus, in qualità di campione del Nord, affrontò la finale contro l’Alba Roma, campione del Sud, vincendo sia all’andata per 7-1 a Torino l’8 agosto, che al ritorno per 5-0 a Roma il 22 agosto 1926. Così, con 37 punti (per un totale di 45 punti a fine del torneo), il migliore attacco e la miglior difesa del torneo, con 68 reti a favore (per un totale di 84 a fine del campionato) e solo 14 contro (per un totale di 18 a fine dello stesso torneo), si aggiudicò il suo secondo titolo federale, ventuno anni dopo il primo scudetto vinto nel 1905. Indossò così sulla maglia, per la prima volta, il simbolo di campione d’Italia, composto all’epoca da uno scudo sabaudo rosso con una croce bianca all’interno ed un fascio littorio – simbolo della Roma imperiale -, lo stesso utilizzato dalla nazionale italiana dall’incontro con l’Ungheria del 6 gennaio 1911[36]. La vittoria contro l’Alba diventò storica anche per l’impatto popolare che scatenò soprattutto nella Città di Torino.

Lo ungherese Ferenc Hirzer, vincitore e capocannoniere del campionato italiano stagione 1925/26.

La Carta di Viareggio del 2 agosto 1926 portò alla fusione della Lega Nord e della Lega Sud nella cosiddetta Divisione Nazionale, prima dell’inizio del ventisettesimo campionato a gironi.

1927: Il terzo posto in campionato ed il debutto in Coppa Italia [modifica]

Nel campionato nazionale 1926-1927, la vecchia Signora, squadra campione in carica e, fino al 1930, sotto la guida tecnica dello scozzese George Aitken in sostituzione del ungherese Jenő Károly, si classificò nel primo posto del suo girone con 27 punti, 44 reti a favore e 10 contro. Nel girone finale della Divisione Nazionale a sei squadre, i bianconeri si classificarono al terzo posto con 11 punti, 24 reti a favore e 13 contro, dopo le vittorie storiche contro il Genoa (6-0 a Torino; 3-2 a Genova) e contro il Milan (8-2 a Torino il 10 luglio 1927) ed anche un derby con un precedente polemico: un dirigente granata, il dottor Nani, secondo le cronache, avrebbe corrotto il terzino della Juventus Luigi Allemandi con 50.000 lire, affinché questi addomesticasse il derby del 5 giugno 1927. Il risultato finale di quel derby fu di 2 reti a 1 a favore del Toro di Libonatti, Baloncieri e Rossetti, squadra capolista di quel girone finale[37]. Alla fine del campionato, Allemandi – in primis squalificato a vita secondo sentenza della FIGC, ma poi amnistiato dopo il meritato terzo posto della Squadra Azzurra alle Olimpiadi del 1928[38] – fu ceduto all’Inter. La Juventus partecipò anche alla prima edizione della Coppa Italia e raggiunse la quarta fase eliminatoria, dopo le vittorie in trasferta contro il Cento per 15 a 0 il 6 gennaio – vittoria col maggior differenza reti della storia bianconera –, e contro il Parma per 2 a 0 il 27 febbraio dello stesso anno. La gara del quarto turno contro il Milan non fu disputata, al pari di altre otto partite, per l’interruzione del torneo per mancanza di date disponibili tra le formazioni classificate.

Il triennio 1928-1930 e l’avvenimento del Campionato a Girone Unico 

Il trio difensivo della Juventus e della nazionale italiana alla fine della decade di 1920 e durante la decade di 1930 Combi-Rosetta-Caligaris (nella foto, nominati da sinistra a destra, il terzino destroVirginio Rosetta – futuro capitanodel Quinquennio d’oro –, il portiereGianpiero Combi e il terzino sinistro Umberto Caligaris).

Nel 1928, le nuove leggi fasciste vietarono l’impiego di calciatori stranieri nel campionato italiano, per questo la Juventus fu costretta a cedere Hirzer, che tornò in Ungheria e fu sostituito dall’attaccante Luigi Cevenini III, proveniente dall’Inter. I bianconeri chiusero il campionato 1927-1928 al secondo posto nel gruppo B della Divisione Nazionale e raggiungono in seguito il terzo posto nel gruppo finale del torneo. Dopo le Olimpiade di Amsterdam di quello anno, vennero acquistati due giocatori argentini, messisi in luce durante il torneo olimpico: l’ala sinistra Raimundo Orsi ed il centromediano Luis Monti, poi membri della nazionale argentinavicecampione del mondo in Uruguay. Approdarono al club torinese anche il mediano Mario Varglien I ed il terzino sinistro Umberto Caligaris che, insieme a Combi e Rosetta, formò il trio difesivo della Juventus e della nazionale di calcio italiana negli anni trenta del secolo scorso, una delle migliori linee difensive di tutti i tempi[39].

Il campionato 1928-1929 fu l’ultimo con il format a gironi e, per la Juventus, un torneo di transizione. La squadra torinese giunse il secondo posto del Gruppo B con 76 reti a favore e 25 contro. Da notare le due vittorie per 11 reti a 0, contro la Fiorentina il 7 ottobre e contro la Fiumana il 4 novembre 1928, e la serie di 12 vittorie consecutive[40].

Dopo il termine del campionato, la Juventus partecipò per la prima volta ad una competizione internazionale per club a livello professionistico: la Coppa dell’Europa Centrale, arrivando fino ai quarti di finale del torneo.

La seconda metà del anno 1929 registrò l’istituzione del Campionato a Girone Unico, ovvero la nascita della Serie A e della Serie B a 18 squadre[41].

Gli juventini, rafforzati dall’oriundo[42] argentino Renato Cesarini, chiusero il primo campionato di Serie A al terzo posto segnando 78 reti, con 5 punti di meno rispetto all’Ambrosiana-Inter, campione d’Italia.

Gli anni trenta e quaranta 

Il Quinquennio d’oro (1931-1935) 

I giocatori juventini nella stagione 1934-1935, da sinistra e dall’alto: Caligaris, Ramella, Gabetto, Gazon, Cesarini, Ferrari, Valinaso, Diena, Rosetta, Varglien I, Bertolini, Borel II; Foni, Serantoni, Depetrini, Tiberti, Varglien II e Monti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Quinquennio d’oro.

Con l’imprenditore Edoardo Agnelli ancora alla presidenza della società bianconera, si aprì un ciclo che portò la squadra a conquistare cinque titoli nazionali consecutivi – record eguagliato nel calcio italiano solo dalGrande Torino nel corso degli anni quaranta del secolo scorso – tra la stagione 1930-1931 e la stagione 1934-1935. Il club si dimostrò uno dei migliori del suo tempo anche in Europa[43], avendo raggiunto in quattro stagioni consecutive le semifinali della Coppa dell’Europa Centrale, una sorta di “antenata” della Coppa dei Campioni, tra la stagione 1931-1932 (seconda partecipazione dei bianconeri alla Coppa) e la stagione 1934-1935. La squadra costituì anche il nucleo della Nazionale italiana durante la prima metà degli anni trenta, periodo durante il quale la Nazionale si aggiudicò il campionato del mondo 1934 con nove calciatori del club in rosa, la c.d. Nazio-Juve[44][45].

Il c.d. Quinquennio d’oro, sarebbe anche famoso per l’enorme impatto sociale che aveva generato:

« Il legame tra la famiglia Agnelli e la Juventus, suggellato dai cinque scudetti dei primi anni trenta, tuttavia ha posto le basi per quello che sarà il calcio italiano nella seconda metà del secolo passato. Che farà appunto della squadra bianconera la “fidanzata d’Italia”, la regina indiscussa del nostro football, amatissima da milioni di tifosi da nord a sud della Penisola, riferimento obbligato per qualsiasi tipo di riflessione sul nostro calcio. »
(Guido Luguori ed Antonio Smargiasse, Calcio e Neocalcio: Geopolitica e prospettive del football in Italia, 2003[46].)

Disposizione dei calciatori sul campo secondo il schema tattico del Metododurante gli anni 1930.

La Juventus della prima metà degli anni trenta del ventesimo secolo utilizzava il metodo, lo stesso schema applicato dalla Nazionale italiana: tale schema di gioco era il risultato di un’evoluzione delle tattiche applicate dalla scuola danubiana durante gli anni 1920 e 1930. Attraverso il suo innovativo modulo 2-3-2-3 o “WW” (vedi disposizione dei giocatori nell’immagine), derivato invece del modulo tattico noto come “Piramide di Cambridge” (2-3-5), gli attaccanti interni della squadra, Cesarini e Ferrari, potevano dare supporto al «centromediano metodista» Monti, giocatore con il compito di costruire il gioco, mentre i due mediani laterali, Varglien I e Bertolini, affrontavano le ali delle squadre avversarie; la linea difensiva, guidata dal trio CombiRosettaCaligaris[47], poté acquisire maggior sicurezza mentre il centrocampo riusciva a sfruttare una maggior superiorità numerica. Tale schema rese possibile costruire una serie di attacchi e contropiedi più veloci ed efficaci rispetto agli schemi tattici del decennio scorso. La linea offensiva bianconera, con calciatori come le ali Sernagiotto ed Orsi, ed il centravantiVecchina, sostituito poi da Borel II – con il supporto delle mezzeali prima nominate –, fu la principale artefice delle 434 reti realizzate dalla squadra in partite ufficiali durante il Quinquennio d’oro (384 in tornei nazionali e 50 nelle coppe).

Il periodo 1936-1949 

Il 14 luglio 1935 morì in un incidente aereo, davanti al porto di Genova, il presidente bianconero Edoardo Agnelli. Questo avvenimento, con la partenza di alcuni campioni come Cesarini e Ferrari, influì negativamente sul rendimento della squadra, che chiuse il campionato 1935-1936 al 5° posto, con Virginio Rosetta come giocatore-allenatore.

Sul finire degli anni Trenta, la società bianconera riuscì ad aggiungere alla propria bacheca soltanto due Coppe Italia: la prima fu ottenuta al termine della stagione 1937-1938, dopo la vittoria in finale sul Torino (3-1 per i bianconeri all’andata e 2-1 al ritorno); la seconda arrivò durante la stagione 1941-1942 quando, nella doppia finale, la Juventus sconfisse il Milan (pareggio per 1-1 a Milano e vittoria per 4-1 a Torino, con tre reti della stella albanese Riza Lushta). Nel 1938, i bianconeri si classificarono secondi in campionato a due punti dall’Ambrosiana Campione d’Italia.

Dodici anni dopo la fine del Quinquennio, dopo la sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945 – anni in cui la società torinese cambìò nome in Juve Cisitalia[48]–, un membro della famiglia Agnelli tornò alla guida della Juve: nel 1947 diventò infatti presidente Gianni Agnelli (uno degli figli di Edoardo), che sostituì Pietro Dusio, e che resterà alla guida della squadra fino al 1953.

Gli anni cinquanta e sessanta [

L’Avvocato Agnelli e il ritorno ai vertici 

La Juventus Campione d’Italia 1949-1950. Festeggiamenti dei giocatori e tifosi per l’8° scudetto dopo la vittoria 4-0 fuori casa contro la Sampdoria, il 28 maggio 1950.

All’indomani della Seconda guerra mondiale, la società trascorse diverse stagioni nelle prime posizioni della Serie A. Nel 1947, Gianni Agnelli (detto “L’Avvocato”) diventò presidente della Juventus[48]. LaSignora vinse lo scudetto al termine della stagione 1949-50, a 15 anni dall’ultimo successo, con 100 reti in campionato e 62 punti, grazie al supporto dal nuovo allenatore, l’inglese Jesse Carver, e di nuovi campioni come Carlo Parola, Ermes Muccinelli, i danesi Karl Aage Præst e John Hansen, ed in particolar modo Giampiero Boniperti, bandiera bianconera che smetterà di giocare alla fine della stagione 1960-61, dopo 444 presenze in Serie A e 182 reti, che ne fanno oggi il secondo miglior cannoniere della storia della società.

Nella stagione successiva, la 1950-1951, la Juventus arrivò terza in Serie A realizzando 103 reti. Nel 1951-1952, sotto la guida dell’ex giocatore ungherese György Sárosi, vinse ancora lo scudetto, grazie al trio d’attacco formato da Muccinelli, Boniperti e Hansen: le reti realizzate in campionato furono 98 (19 quelle di Boniperti, il capocannoniere della squadra) e i punti 60. Quel nono scudetto consentì ai bianconeri di raggiungere il Genoa, che aveva da sempre dominato la classifica per numero di tornei vinti. Nella stagione successiva, la squadra giunse seconda, dopo la storica vittoria per 8-0 sulla Fiorentina.

Il Dottore Agnelli e i successi del Trio Magico [modifica]

Nel 1955, per impegni di lavoro, Gianni Agnelli lasciò la presidenza che, due anni più tardi, passò a suo fratello minore Umberto (detto “Il Dottore”): a 22 anni Umberto divenne il più giovane presidente della storia della società bianconera. Con lui si aprì un nuovo trionfale ciclo di vittorie, con la società bianconera vincitrice dello scudetto nella stagione 1957-1958 grazie anche a nuovi campioni come il galleseJohn Charles, l’argentino di origini italiane Omar Sivori (primo calciatore proveniente dalla Serie A a vincere il Pallone d’oro), e a campioni affermati come Boniperti. I tre saranno ricordati come il Trio Magico[49], uno degli attacchi più forti di tutti i tempi: 235 reti nel competizioni ufficiali (95 di Charles, 113 di Sivori e 27 di Boniperti), di cui 201 in Serie A, dalla stagione 1957-1958 alla stagione 1960-1961.

Giampiero Boniperticon la maglia bianconera nel 1960-1961.

Per la prima volta, una società italiana di calcio conquistò la Stella d’oro al Merito Sportivo, attribuita dalla FIGC per avere vinto dieci titoli nazionali (primo club al mondo ad indossare sulla maglia un stemma commemorativo alla vittoria di un campionato)[50].

Nella stagione 1958-1959 la Juve finì terza in campionato, ma vinse la Coppa Italia battendo in finale l’Inter per 4-1. Nel 1960 conquistò un altro scudetto (l’undicesimo) e un’altra Coppa Italia (la quarta): fu la prima “doppietta” della storia bianconera, un record eguagliato solo dal Grande Torino, dal Napoli e dalla Lazio in tutta la storia del calcio italiano. La vecchia Signora conquistò ancora uno scudetto nel 1960-1961 (con il record di Sivori, che segnò ben 6 reti nella storica vittoria per 9-1 contro l’Inter, in cui i nerazzurri schierarono per protesta la formazione Primavera), ricevendo per prima volta la Coppa campioni d’Italia.

Il Trio Magico (da sinistra a destra): Sivori, Charles eBoniperti.

Il periodo 1962-1967 

Alla loro terza partecipazione europea, i bianconeri arrivarono ai quarti di finale della Coppa dei Campioni 1961-1962 contro il Real Madrid Ye-Yé di Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás eFrancisco Gento: vittoria madridista per 1-0 a Torino e vittoria della Juve per 1-0, con rete di Sivori, a Madrid (prima vittoria di una squadra italiana nella capitale spagnola). Lo spareggio venne giocato a Parigi e il Real vinse per 3-1.

Ma i successi in casa bianconera non si limitarono agli scudetti. Nel 1962-1963 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, loro primo successo internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batterono l’Atalanta 3-2) e, nel 1964-1965, la Coppa Italia, battendo l’Inter in finale per 1-0; tuttavia in quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere (antenata dellaCoppa UEFA) contro il Ferencváros (finale unica, 0-1 a Torino). Analoga conclusione si ebbe nella stagione 1970-71, ultima edizione della Coppa delle Fiere, contro il Leeds United, nonostante il doppio pareggio in finale: 2-2 a Torino e 1-1 a Leeds (questa fu la prima volta che il trofeo venne assegnato sulla base dei gol segnati in trasferta).

 

Ma i successi in casa bianconera non si limitarono agli scudetti. Nel 1962-1963 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, loro primo successo internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batterono l’Atalanta 3-2) e, nel 1964-1965, la Coppa Italia, battendo l’Inter in finale per 1-0; tuttavia in quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere (antenata dellaCoppa UEFA) contro il Ferencváros (finale unica, 0-1 a Torino). Analoga conclusione si ebbe nella stagione 1970-71, ultima edizione della Coppa delle Fiere, contro il Leeds United, nonostante il doppio pareggio in finale: 2-2 a Torino e 1-1 a Leeds (questa fu la prima volta che il trofeo venne assegnato sulla base dei gol segnati in trasferta).

La Juve Operaia e il tredicesimo scudetto 

I tifosi juventini e il 13° scudetto della società nella stagione 1966-67.

Nella stagione 1966-1967 la Juventus, trasformata quell’anno in società per azioni[51], conquistò il suo tredicesimo scudetto all’ultima giornata e ai danni dell’Inter. La cosiddettaJuve Operaia[52] Alla vigilia dell’ultimo incontro l’Inter precedeva la Juventus di un solo punto: i nerazzurri persero per 1-0 a Mantova (con errore del portiere Giuliano Sarti), mentre i bianconeri batterono in casa la Lazio per 2-0. Il presidente della società era Vittore Catella e l’allenatore era Heriberto Herrera, tecnico paraguayano precursore del movimiento, primo esempio di calcio totale, poi sviluppato e perfezionato negli Anni 1970 dalla Nazionale olandese di Johan Cruijff.

Nella Coppa dei Campioni della stagione successiva la Juventus, rafforzata dall’arrivo del tedesco Helmut Haller, arrivò ai semifinali del torneo, ma perse contro il Benfica di Eusébio (0-2 a Lisbona e 0-1 a Torino). Nella stagione 1969-70 debuttò in prima squadra il giovane Giuseppe Furino, che giocherà con i bianconeri fino al 1983-84, vincendo otto scudetti e risultando, assieme a Giovanni Ferrari, il calciatore italiano che ha tutt’ora vinto più tricolori.

Gli anni settanta e ottanta 

L’era Boniperti (1971-1990) 

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo trascorso in veste di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli anni trenta, con i grandi successi della Nazionale italiana, guidata in questi anni da Enzo Bearzot[53].

Sotto la sua gestione dirigenziale, la società vinse nove scudetti in quindici anni (1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984 e 1985-1986), tre Coppe Italia (1978-1979, 1982-1983 e 1989-1990) ed un totale di sei trofei a livello internazionale, tra loro tutte le competizioni a livello di club[6], sia europee che il titolo mondiale per club (record mondiale).

I cicli di Vycpálek (1971-1974) e Parola (1974-1976) 

La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-1971. Il 26 maggio di quell’anno morì a soli 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno. Nella stagione successiva la Juventus, già sotto la conduzione tecnica dell’ex giocatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek e con l’apporto di di alcuni consolidati elementi come Sandro Salvadore e la valorizzazione di giovani calciatori come Franco Causio (proveniente dal Lecce), Giuseppe Furino(cresciuto nelle divisioni minori bianconere, dal Palermo), Fabio Capello (dalla Roma e, prima ancora, dalla SPAL), del libero (poi capitano bianconero) Gaetano Scirea e soprattutto di Roberto Bettega, torinese prodotto del vivaio bianconero, vinse lo scudetto della stagione 1971-1972, in cui il girone d’ andata fu un continuo alternarsi di squadre nelle prime posizioni, con un punto di vantaggio sul Milan.

Al termine della stagione 1972-1973 il club torinese vinse il suo 15º scudetto, questa volta in maniera rocambolesca: seconda in classifica a 43 punti a pari merito della Lazio e con un punto di svantaggio rispetto al Milan capolista all’inizio dell’ultima giornata di campionato, la Juventus riuscì a vincere fuori casa negli ultimi minuti per due reti contro uno – gol a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu – un incontro che stava perdendo allo Stadio Olimpico contro la Roma, mentre la Lazio fu sconfitta 0-1 a Napolie il Milan, già sotto 1-3 alla fine del primo tempo, uscì battuto per 3-5 dal campo del Verona. La società lombarda si prese la rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Nella stessa stagione i bianconeri, senza giocatori stranieri in rosa (per via del divieto di ingaggiare calciatori stranieri imposto dopo la sconfitta dell’Italia contro la Corea del Nord ai Mondiali inglesi del 1966), raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado contro l’Ajax – guidata dalla panchina dal rumenoungherese Ştefan Kovács – per 1-0, con gol al 4′ dell’attacante Johnny Rep.

Il 28 novembre di quell’anno la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l’Independiente: 0-1 contro i “diavoli rossi” di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano trovato l’accordo con gli argentini per disputare la finale in un’unica partita allo Stadio Olimpico di Roma.

Festeggiamenti per il 15° scudetto alloStadio Olimpico di Roma il 20 maggio 1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma.

Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale del C.T. Enzo Bearzot: quattro anni dopo, al Campionato del mondo 1978 in Argentina, l’Italia arrivò quarta, avendo nelle file complessivamente nove giocatori bianconeri: Dino Zoff, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Marco Tardelli e Roberto Bettega. In seguito, al campionato mondiale in Spagna, sei giocatori bianconeri del c.d. Blocco-Juve[54][55][56].

Allenata dall’ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-1974 la Juve si classificò seconda in Serie A, alle spalle della Lazio, e raggiunse il Girone finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto, al termine di un duello appassionante con il Napoli, e arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA. Nel 1975-1976, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto finì nelle mani del Torino. In quell’anno vennero ingaggiati altri giocatori, come Marco Tardelli, Antonio Cabrini, Romeo Benetti e Roberto Boninsegna.

Il decennio Trapattoni e la conquista dell’Europa e del mondo (1976-1986) 

L’anno seguente, Parola fu sostituito dall’emergente Giovanni Trapattoni, all’epoca trentasettenne e con alle spalle solo un biennio di conduzione tecnica, nel Milan, club nel quale è stato anche giocatore.

Stagione 1976-1977: Lo scudetto dei record ed il trionfo in Coppa UEFA 

« Nella capitale della Biscaglia, la Juventus rappresentava l’Italia, anche in tribuna stampa ci siamo sentiti tutti bianconeri. »
(Elio Domeniconi, Guerin Sportivo, maggio 1977[57].)

Roberto Bettega in una fase di Juventus –Athletic Bilbao a Torino, finale di andata dellaCoppa UEFA 1976-1977.

Al primo anno di Trapattoni alla Juventus è legato uno degli scudetti probabilmente più combattuti e spettacolari del calcio italiano, quello della stagione 1976-1977, conteso ai campioni uscenti del Torino fino all’ultima giornata: le due squadre, appaiate in cima alla classifica alla fine del girone d’andata con una media-punti insostenibile per le altre contendenti, continuarono il testa-a-testa per tutto il girone di ritorno. La Juventus prevalse alla fine con 51 punti, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sole sconfitte (record per la Serie A a 16 squadre), contro i 50 del Torino, un «lungo e affascinante duello»[58]. Per avere un’idea del ritmo impresso dalle due compagini torinesi a quell’edizione del campionato, basti notare che la terza classificata, la Fiorentina, si fermò a 35 punti. Quattro giorni prima di vincere il suo 17° scudetto la Juventus si aggiudicò anche la sua prima competizione internazionale, la Coppa UEFA, al termine di una durissima doppia finale disputata contro gli spagnoli dell’Athletic di Bilbao. All’andata la Juventus vinse 1-0 con un goal di Marco Tardelli, al ritorno passò subito in vantaggio con un goal di Roberto Bettega e, pur perdendo alla fine per 1-2, riuscì a vincere il doppio confronto contro i baschi e a portare a casa la Coppa. Fu, quella, l’unica affermazione internazionale che la Juventus, e più in generale una qualsiasi squadra di club, conseguì con un organico composto esclusivamente da giocatori italiani[59][60]: di essi, quelli schierati in campo nella circostanza furono Zoff, Cuccureddu, Gentile; Furino, F. Morini, Scirea;Causio, Tardelli, Boninsegna (sostituito al 59’ dell’incontro da Spinosi), Benetti e Bettega.

Stagione 1977-1978: il 2º scudetto consecutivo e la semifinale in Coppa dei Campioni 
Con il supporto di Pietro Paolo Virdis, acquistato dal Cagliari, la Juventus conquistò il suo secondo tricolore con secutivo con cinque punti di vantaggio sul Lanerossi Vicenza del centravante Paolo Rossi, squadra-rivelazione del torneo. Nel frattempo i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, perdendo ai supplementari con il Club Brugge.
e.Il triennio 1979-1981 e l’apertura delle frontiere agli calciatori stranieri 

Gli anni settanta si chiusero con un’altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-1979, con la vittoria in finale sul Palermo per 2-1 dopo i tempi supplementari.

Nella stagione successiva, la squadra giunse fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, sconfitta nel doppio confronto dai londinesi dell’Arsenal (1-1 e 0-1); nella squadra inglese si mise in luce un giovane calciatore irlandese,Liam Brady, che nel mercato estivo di quell’anno, il primo aperto dopo molti anni ai calciatori stranieri, fu acquistato proprio dal club bianconero e divenne, nel biennio successivo, tra i protagonisti dei due scudetti consecutivi vinti dalla Juventus, quello del1980-1981, il 19°.

Stagione 1981-1982: Lo scudetto della seconda stella 

Paolo Rossi, elettomiglior calciatore europeo nel 1982.

L’anno successivo la Juventus fece il bis, arrivando a quota 20. La società ottenne così la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo (unica squadra italiana ad averla ottenuta finora).

In quegli anni giunsero alla corte della società nuovi giocatori, come i giovani Paolo Rossi (capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d’oro 1982), Domenico Marocchino e Giuseppe Galderisi.

Durante il campionato del mondo in Spagna si distinsero altri due giocatori che proprio quell’estate erano arrivati alla Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek, ingaggiato dal Widzew Łódź, ed il francese Michel Platini, all’epoca in scadenza di contratto presso il suo club in Francia, il Saint-Étienne, che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli anni successivi e le cui nazionali erano giunte rispettivamente al terzo e quarto posto di quel mondiale.

Stagione 1982-1983: I secondi posti in campionato e Coppa Campioni e la 7º Coppa Italia 

Con queste premesse la serie di trionfi della Juventus si allungò: nella stagione 1982-1983 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia (per la settima volta) battendo in finale l’Hellas Verona: all’andata, a Verona, gli scaligeri si aggiudicarono l’incontro per 2-0, mentre nella gara di ritorno la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 dopo i tempi supplementari. Nella stessa stagione la squadra vinse anche il Mundialito Clubs e giunse alla suaseconda finale di Coppa dei Campioni contro ma è sconfittata per l’Amburgo 0-1 con un goal di Felix Magath. Quella finale costituì l’ultima esibizione in campo con i colori bianconeri di due giocatori che hanno fatto la storia del club: il portiere Dino Zoff e l’attaccante Roberto Bettega. Il primo si ritirò dall’attività poche settimane dopo, il secondo concluse la sua carriera in Canada.

Stagione 1983-1984: L’accoppiata Scudetto-Coppa delle Coppe 

Formazione della Juventus durante la stagione 1983-1984.

Dopo un interregno della Roma (campione d’Italia 1982-1983), la Juventus vinse nel 1984 lo scudetto e colse la sua seconda affermazione internazionale ufficiale: a Basilea, nella finale di Coppa delle Coppe, i bianconeri sconfissero il Porto per 2-1 con goal di Beniamino Vignola e Zbigniew Boniek.

Stagione 1984-1985: La vittoria del Grande Slam 

La vittoria in Coppa delle Coppe diede alla Juventus il diritto di sfidare il Liverpool vincitore della Coppa dei Campioni nella Supercoppa UEFA, che fu disputata in gara unica a Torino nel gennaio 1985[61], e che vide i bianconeri prevalere per 2-0; a Bruxelles, il 29 maggio 1985, infine, la Juventus si laureò campione d’Europa, ancora di fronte al Liverpool, al termine di un incontro vinto per 1-0 (Platini su rigore). Circa un’ora prima dell’inizio della partita, improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di tifosi della Juventus, sembra per reagire a delle provocazioni verbali. Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il settore Z dello stadio, che cominciarono ad arretrare. La calca che seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il settore, che portò alla morte di 39 spettatori, 32 delle quali italiane. Molti tifosi vennero soccorsi sul campo, mentre altri corpi senza vita vennero sistemati a bordo campo.

Con la vittoria in Coppa dei Campioni, la Juventus divenne il primo club europeo a vincere tutte le tre maggiori manifestazioni organizzate dall’Unione Europea delle Federazioni Calcistiche[62].

Stagione 1985-1986: il 22º scudetto 

Dopo le cessioni di Zbigniew Boniek, venduto alla Roma, e Paolo Rossi, ceduto al Milan, ma con nuovi acquisti come quelli del danese Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e Aldo Serena, i bianconeri conquistarono un altro scudetto nella stagione 1985-1986, grazie ad un iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata. Conquistarono anche la sua prima Coppa Intercontinentale, l’8 dicembre 1985 a Tōkyō (Giappone) battendo ai calci di rigore i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, divenendo così il primo – e, a tutt’oggi, l’unico – club al mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali a livello internazionale[6][7].

« Chi era a Tokyo a mezzogiorno di domenica 8 dicembre 1985 – in Italia levatacce alle quattro del mattino per la diretta di Canale 5 riservata alla sola Lombardia (la TV commerciale non era ancora esplosa come fenomeno di massa) – non dimenticherà mai non soltanto il fatto che la Juventus sia arrivata dopo lungo inseguimento sul tetto del mondo. Non dimenticherà soprattutto l’incredulità e poi la rassegnazione di Michel Platini dopo l’annullamento di un suo bellissimo gol. L’arbitro Roth, uno dei più quotati dell’epoca, aveva visto un fuorigioco di Serena, invalidando la splendida rovesciata del fuoriclasse francese: “Soltanto un tedesco avrebbe potuto negarmi una gioia simile!”, esclamò Platini dopo il trionfo da lui siglato con due rigori. Il primo consentì alla Juve di acciuffare l’1-1, il secondo chiuse la serie che servì a laureare la squadra vincente. Partita bellissima, palpitante, incerta. Una delle migliori tra le finali della Coppa Intercontinentale che dal Duemila non si gioca più in un match unico. Partita da riproporre come simbolo di spettacolo… »
(Considerazioni sulla vittoria della Juventus nella Coppa Intercontinentale a Tokyo l’8 dicembre 1985 pubblicate nel 1998 in occasione del 100mo anniversario della fondazione della Vecchia Signora[63].)

Sulla fine della stagione 1985-1986 chiuse il decennio di Trapattoni: durante la sua gestione, la società vinse un totale di sei scudetti anni, due Coppe Italia e tutte le coppe internazionali[6]. Inoltre Antonio Cabrini, Gaetano Scirea e Marco Tardelli divennero i primi calciatori europei ad avere vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club ed, ulteriormente, i primi giocatori al mondo ad avere vinto sia tutte le competizioni internazionali a livello di club cui presero parte sia la Coppa FIFA e l’allenatoreTrapattoni, chi nel frattempo passò ad allenare l’Internazionale, il primo a livello continentale – e, a tutt’oggi, l’unico – ad avere vinto tutte le competizioni a livello di club in cui ha partecipato (tutte con lo stesso club).

Il 12 luglio 1988 a Ginevra (Svizzera), in occasione del sorteggio delle competizioni europee della stagione 1988-89, l’allora presidente della confederazione calcistica europea, Jacques Georges, conferì la Targa UEFA alla Juventus, rappresentata dall’allora presidente Giampiero Boniperti, in ragione del primato conseguito in campo continentale[64][65].

Il rinnovamento nel periodo 1986-1990 

Tra il 1987 ed il 1990, la vecchia Signora conobbe anni difficili. Con Rino Marchesi sulla panchina, iniziò la stagione 1986-1987 con una vittoria 2-0 ad Udine contro l’Udinese: la stagione terminò con il sorpasso all’Inter, in extremis, per il secondo posto, con 39 punti, 3 in meno della capolista Napoli di Diego Armando Maradona e del ritrovato Bruno Giordano, vincitrice del campionato.

La stagione successiva ebbe un andamento molto irregolare: la Juventus concluse sesta in classifica con 31 punti, e poté accedere alla Coppa UEFA solo dopo lo spareggio-derby contro il Torino (0-0 dopo i tempi supplementari, 4-2 ai rigori).

Il 3 settembre 1989 perì in un incidente stradale a Skiernewice, in Polonia, Gaetano Scirea, per anni libero, capitano e simbolo della squadra, recordman di presenze in maglia bianconera fino al 2008, diventato poi osservatore per la società. La squadra bianconera, sotto la guida di Dino Zoff e con un team “operaio” che aveva la sua punta di diamante nel bomber Totò Schillaci, finì il campionato di quell’anno al 4° posto, così come nella stagione successiva.

Lo Stadio “delle Alpi” in notturna.

Il 5 febbraio 1990, mentre s’inaugurava lo Stadio “delle Alpi”, costruito per ospitare il Campionato mondiale di calcio 1990, l’avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano prese il posto di Giampiero Boniperti alla presidenza della società. La squadra, ancora con Dino Zoff in panchina, conquistò l’ottava Coppa Italia battendo in finale il Milan di Sacchi, dopo un pareggio per 0-0 a Torino e la vittoria per 1-0 a Milano. Sempre in quell’anno vinse la Coppa UEFA in una doppia finale, per la prima volta nella storia delle competizioni UEFA, tra due club italiani[66], contro la Fiorentina (3-1 a Torino e 0-0 sul campo neutro diAvellino). Questi furono i primi trofei vinti dopo tre stagioni senza titoli.

Gli anni novanta 

Nella stagione successiva, Zoff lasciò il posto all’allora emergente allenatore Gigi Maifredi, il quale, nonostante l’arrivo di nuovi campioni del calibro di Roberto Baggio (Pallone d’oro nel 1993), Júlio César da Silva e Paolo Di Canio, perse la Supercoppa Italiana contro il Napoli e non riuscì a portare la squadra oltre il settimo posto in campionato. Così, dopo ventinove anni, la Juventus non si qualificò per nessuna competizione internazionale.

Il nuovo ciclo di Trapattoni (1991-1994) 

Nella stagione 1991-1992 Trapattoni tornò ad allenare i bianconeri. Con lui in panchina, il club ritornò competitivo, ma le amarezze continuarono: la squadra perse la finale di Coppa Italia contro il Parma e si piazzò seconda in campionato. Nella stagione1992-1993, rafforzata da giocatori come Andreas Möller e Gianluca Vialli, vinse per la terza volta la Coppa UEFA battendo per 3-1 in Germania e per 3-0 a Torino il Borussia Dortmund. In quel torneo la squadra segnò 32 reti, per un totale di 106 nell’intera stagione. In campionato, invece, si classificò al quarto posto.

L’era Lippi e i nuovi successi nazionali ed internazionali (1994-1999) 

Marcello Lippi, allenatore della Juventus dal 1995 al 1999 e dal 2002 al 2004

(EN)
« At the end of the last millennium, Juventus dominated European club football. Blending power andpanache, the Bianconeri won everything. And if they didn’t win it, they were usually runners-up. »
(IT)
« Alla fine dello millennio scorso, la Juventus aveva dominato il calcio europeo per club. Combinando potenza e splendore, i bianconeri hanno vinto tutto. E quando non vincevano, loro erano usualmente i vicecampioni. »
(Sheridan Bird, Champions Magazine, 2008[67])

Con l’avvento della cosiddetta “Triade”, composta dal direttore generale Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente, ed ex giocatore juventino, Roberto Bettega alla guida della dirigenza sportiva ed economico-finanziaria dal 1994 fino al 2006, la Juve diede una scossa all’ambiente. Il primo passo della società per ritornare ai massimi livelli fu la scelta dell’allenatore, Marcello Lippi, che sedette sulla panchina bianconera a partire dalla stagione 1994-1995.

Stagione 1994-1995 e il secondo double 

La vecchia Signora, dopo nove anni senza vittorie in campionato e rafforzata dagli con gli acquisti di calciatori quali Ciro Ferrara, Alessio Tacchinardi e il francese Didier Deschamps, tornò alla conquista del titolo nazionale. Oltre a vincere il suo 23° scudetto (con 96 reti in tutta la stagione e dieci punti di vantaggio sulla Lazio e sul Parma in campionato), ottenne la sua nona Coppa Italia (contro il Parma, vinse 1-0 a Torino e 2-0 a Parma), realizzando così la seconda “doppietta” della sua storia. L’unica nota stonata della stagione fu la sconfitta nella finale di Coppa UEFA, ad opera del Parma (1-0 al Tardini per gli emiliani, goal di Dino Baggio, 1-1 nel ritorno giocato a Milano, gol di Vialli e pareggio ancora dell’ex bianconero Dino Baggio), divenuto in quel periodo un aspro avversario per i bianconeri. Queste vittorie vennero dedicate ad un giovane campione juventino prematuramente scomparso, Andrea Fortunato, terzino sinistro morto per una grave forma di leucemia il 25 aprile 1995[68].

Stagione 1995-1996: il ritorno ai vertici 

L’anno successivo la Juventus, che annoverava ormai in squadra giocatori come Vialli, Fabrizio Ravanelli, Paulo Sousa, Alessandro Del Piero, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Antonio Conte, Ciro Ferrara e Gianluca Pessotto, conquistò lo stesso l’ultimo trofeo mancante nella bacheca societaria: la Supercoppa Italiana, un trofeo creato dalla FIGC nel 1988 sul modello della Supercoppa UEFA. Anche in questo caso si trattò di una vittoria contro il Parma, per 1-0 al “Delle Alpi”.

Le energie vennero poi concentrate sulla Champions League (ex Coppa dei Campioni), che venne vinta il 22 maggio 1996, ad undici anni di distanza dalla vittoria dell’Heysel. La Juventus affrontò nella finale di Roma l’Ajax, battendolo 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 1-1: Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli e, nella lotteria dei rigori, dopo le parate di Angelo Peruzzi sui tiri di Sonny Silooy e Edgar Davids per gli olandesi, fu decisivo il rigore messo a segno da Vladimir Jugović. In campionato la squadra arrivò al secondo posto a otto punti di distanza dal Milan.

Stagione 1996-1997 e i trionfi del centenario 

Juvecentus, l’emblema dei centi anni di storia della Juventus.

La Juventus Football Club festeggò nel 1997 i cento anni della sua fondazione istituzionale: allo scopo di celebrare questa ricorrenza la società e le autorità della città di Torino organizzarono una serie di manifestazioni denominate Juvecentus (1897-1997; Cento anni di Juve). Dal 22 al 27 maggio 1997 venne presentata al Lingotto l’attività editoriale, multimediale e filatelica della società bianconera. In occasione delcentenario della Juventus fu programmata la Coppa del Centenario-Trofeo Repubblica di San Marino contro gli inglesi del Newcastle (la Juventus indossò una divisa che ricordava il colore della divisa storica della società), disputata allo Stadio Comunale La Fiorita di Cesena il 3 agosto[69]. A fianco di questa iniziativa venne realizzata la Mostra del Centenario, ad illustrare l’origine e l’evoluzione del club, e creato un fanclub con più di 10 mila membri.

Dopo una campagna acquisti faraonica che vide arrivare campioni del calibro di Zinédine Zidane, Christian Vieri ed Alen Bokšić, la stagione 1996-97 fu inaugurata con una nuova vittoria, nella doppia finale di Supercoppa UEFA contro il club vincitore della Coppa delle Coppe, il Paris Saint-Germain. Si trattò di una sfida storica, vista la vittoria per 6-1 al “Parco dei Principi” di Parigi all’andata ed il 3-1 inflitto dai bianconeri aPalermo al ritorno. In seguito, il 26 novembre 1996 a Tokyo, la squadra conquistò anche la seconda Coppa Intercontinentale grazie ad un gol di Alessandro Del Piero all’81’ contro i campioni sudamericani del River Plate.

In quella stagione erano presenti giocatori come Edgar Davids (acquistato a dicembre dal Milan), Christian Vieri (ceduto l’anno successivo all’Atlético de Madrid), Zinédine Zidane e Paolo Montero. Il 24° scudetto della storia bianconera venne conquistato con 65 punti, dopo un finale palpitante a causa della rincorsa del Parma. Il campionato fu ricordato tra l’altro per l’incredibile 6-1 rifilato a San Siro al Milan in una partita in cui alla Juve mancavano per infortunio i due attaccanti titolari Del Piero e Padovani. In Champions League la squadra eliminò in semifinale l’Ajax vincendo 2-1 all’Amsterdam ArenA e 4-1 nel ritorno a Torino; perse poi per 1-3 la finale giocata a Monaco di Baviera, il 25 maggio 1997, contro il Borussia Dortmund (in cui militavano anche ex calciatori juventini, tra cui Möller e Paulo Sousa).

Le accuse di Zeman e il giudizio sull’abuso di farmaci (1998)

Nell’estate del 1998 Zdeněk Zeman, all’epoca allenatore dellaRoma, lanciò un allarme a proposito di un supposto eccessivo ricorso ai farmaci da parte delle società di calcio. Incalzato dallastampa, l’allenatore boemo citò ad esempio i giocatori juventiniGianluca Vialli ed Alessandro Del Piero. Sulla base di queste dichiarazioni, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello aprì un’inchiesta che portò ad un lungo procedimento processuale a carico della Juventus e che vedrà imputati Riccardo Agricola (medico sociale) ed Antonio Giraudo (amministratore delegato). Nella sentenza di primo grado venne ravvisato il comportamento irregolare del medico Riccardo Agricola, che venne condannato ad un anno e 10 mesi, sospesi condizionalmente, «per frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute» (compresa la somministrazione di Eritropoietina) mentre non si ravvisarono reati per Antonio Giraudo, che venne assolto. I legali della Juventus ricorsero contro la sentenza di primo grado, che venne ribaltata in secondo grado. Sulla base della delibera della CAS, Camera di Arbitraggio dello Sport[70][71], il 14 dicembre 2005, alla richiesta presentata dalla Commissione Scientifica Antidoping del Comitato Olimpico Nazionale Italiano alcuni mesi prima[71], la Corte d’Appello diTorino assolse pienamente gli imputati «perché il fatto non costituisce reato» argomentando che i farmaci somministrati ai calciatori della Juventus non rappresentavano doping e che la somministrazione di sostanze lecite atta a migliorare le prestazioni sportive non poteva (in generale, e quindi a prescindere dalla Juventus ed il suo medico), essere considerata doping, sulla base della legislazione in vigore all’epoca dei fatti oggetto del giudizio e che la somministrazione di EPO non era stata provata. La procura di Torino ricorse allora in cassazione contro la sentenza di secondo grado, ritenendo erronea l’interpretazione e l’applicazione delle norme di diritto che motivarono la sentenza di assoluzione. Il 29 marzo 2007, infine, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazioneconfermò la sentenza di assoluzione con ampia formula del secondo grado di giudizio a carico della società, cioè per quel che riguardava la somministrazione di EPO, che non era stata ritenuta provata[72].

De facto, l’EPO fu considerata sostanza illegale dall’Agenzia Mondiale Antidoping solo a partire dalla stagione 2000-2001, in seguito ai casi riscontrati nel ciclismo[73][74]. Venne dichiarata invece l’inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale[73], ma accolto il ricorso della procura, che annullò la sentenza di secondo grado per la somministrazione di medicinali diversi dall’EPO – a carico del medico sociale –, non entrando nuovamente nel merito delle posizioni degli imputati in quanto i reati loro contestati erano nel frattempo (dal 1 aprile 2007) andati in prescrizione[73][75].

Anche sul piano sportivo il procedimento disciplinare a suo tempo instaurato dalla Procura Antidoping nei confronti al dott. Agricola per la somministrazione di farmaci si concluse con la prescrizione emessa in primo grado dalla Commissione Disciplinare, decisione confermata ulteriormente dallaCommissione di Appello Federale (CAF) e dal Giudice di Ultima Istanza in materia di doping (GUI) nel 19 gennaio 2007[76].

Le stagioni 1997-1998 e 1998-1999 

L’anno successivo la squadra vinse la Supercoppa Italiana. Arrivò poi il 25° scudetto con 5 punti di vantaggio sull’Inter. Il tandem d’attacco in quella stagione era composto da Del Piero e Inzaghi, acquistato dall’Atalanta al posto di Vieri. Nella terza finale consecutiva di Champions League, giocata ad Amsterdam il 25 maggio 1998, la Juve cedette per 0-1 al Real Madrid a causa di un gol diPredrag Mijatović in fuorigioco netto non ravvisato dall’arbitro.

La stagione 1998-1999 partì con la sconfitta della squadra nella Supercoppa Italiana contro la Lazio dopo una partita segnata da un pessimo arbitraggio. In Champions League i bianconeri sfiorarono la quarta finale consecutiva perdendo in semifinale contro il Manchester United. In campionato la squadra partì male, poi si riprese riuscendo a raggiungere la testa della classifica nel mese di ottobre ma poi crollò definitivamente quando,in una partita contro l’Udinese si infortunò gravemente restando poi fuori dai campi per quasi un anno Alex Del Piero,oramai divenuto simbolo e leader del gruppo. La giovane promessa francese Therry Henry acquistata nel mercato invernale per sostituire Del Piero non riuscì a lasciare il segno e iniziò così una lunga crisi culminata con la sconfitta per 4-2 contro il Parma a metà del girone di ritorno dopo la quale si registrarono le dimissioni di Lippi il quale aveva oramai compreso che il suo ciclo bianconero era volto al termine e a cui subentròCarlo Ancelotti. In campionato la squadra arrivò settima qualificandosi per la Coppa Intertoto.

Il ventunesimo secolo 

Il biennio di Ancelotti (1999-2001) 

Nell’estate del 1999,forti del ritorno di Del Piero e degli acquisti di Oliseh, Zambrotta e Kovacevic accompagnati dalle cessioni di giocatori importanti come Dechamps,Di Livio e Peruzzi,sotto la guida di Ancelotti, i bianconeri dominarono e vinsero la Coppa Intertoto[6], che garantì il diritto alla partecipazione alla Coppa UEFA (dove la Juve non andò oltre gli ottavi, uscendo sconfitta contro ilCelta de Vigo), ma lo scudetto sfuggì all’ultima giornata, a causa della sconfitta arrivata per mano del Perugia di Carlo Mazzone su un campo allagato da un violento nubifragio abbattutosi sul capoluogo umbro nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo. La Lazio si laureò campione d’Italia sorpassando inaspettatamente gli juventini. Nella stagione successiva (2000-01), nonostante l’acquisto del bomber francese David Trezeguet non riuscì a sostenere il ritmo della Roma e concluse il campionato alle sue spalle.

Il secondo ciclo di Lippi e l’ingresso in Borsa (2001-2004) 

Il 2001-2002 fu una stagione di grossi cambiamenti in casa juventina. Nell’estate del 2001 si ebbero due importanti addii: quelli del fantasista francese Zidane, che fu ceduto al Real Madrid per 70 milioni di euro (record assoluto nelle trattative di calciomercato), e di Inzaghi, ceduto al Milan. Fu sostituito Ancelotti con Marcello Lippi, che ritornò ad allenare il club bianconero, dopo uno sfortunato periodo all’Inter. La Juventus, grazie anche all’apporto dei neo-acquisti Pavel Nedvěd (Pallone d’oro nel 2003), Lilian Thuram, e Gianluigi Buffon, vinse il suo 26° scudetto all’ultima giornata il 5 maggio 2002 – che i tifosi bianconeri ricordano come il Cinque Maggio –, ai danni dell’Inter di Héctor Cúper, che perse all’Olimpico contro la Lazio per 4-2, facendosi in questo modo superare in classifica dai bianconeri che sconfissero 2-0 l’Udinese al Friuli.

Il 20 dicembre 2001 la Juventus entrò in Borsa, compiendo un nuovo importante passo nell’evoluzione da società calcistica civile a entertainment and leisure group: nei primi anni del XXI secolo, con oltre duecento milioni di euro di fatturato, la Juventus era la terza società calcistica per ricavi in Europa, dopo Manchester United e Real Madrid. Negli anni successivi è riuscita a realizzare in diverse occasioni utili di bilancio, anche grazie a scelte non sempre popolari verso tifosi e giornalisti, ma che hanno privilegiato la crescita dei ricavi, il contenimento dei costi e dei debiti attraverso la decisione di spendere, per l’acquisto di calciatori, solo il denaro incassato attraverso la vendita di altri giocatori. In questo modo si è potuta finanziare l’apertura di un centro sportivo a Vinovo, nei pressi di Torino, e la ristrutturazione dello Stadio Delle Alpi.

Nella stagione 2002-2003, dopo la vittoria della terza Supercoppa Italiana contro il Parma, disputatasi a Tripoli, i bianconeri (rafforzando ulteriormente una squadra già forte con gli acquisti di Camoranesi e Di Vaio) si aggiudicarono il 27° scudetto con due giornate d’anticipo e raggiunsero la settima finale di Champions League della storia juventina eliminando avversari blasonati come ilBarcellona nei quarti di finale (decisivo un gol nei tempi supplementari di Marcelo Zalayeta) e, soprattutto, i galácticos del Real Madrid in semifinale. Nella finale tutta italiana contro il Milan, giocata a Manchester il 28 maggio, la Juventus, senza Nedvěd squalificato, cedette ai tiri di rigore per 2-3, dopo che la partita si era conclusa a reti bianche. A decidere la sfida fu il rigore realizzato daAndriy Shevchenko per i rossoneri, mentre per i bianconeri andarono in gol Birindelli e Del Piero, ma sia Trézéguet, sia Montero, sia Zalayeta fallirono il loro penalty, rendendo inifluenti gli errori rossoneri di Kaladze e Seedorf. La squadra bianconera non poté così dedicare la Coppa alla memoria dell’Avvocato Gianni Agnelli, scomparso a causa di un cancro alla prostata il 24 gennaio di quell’anno.

L’estate del 2003 iniziò con un evento particolarmente significativo: il 15 luglio venne siglato l’accordo con il Comune di Torino per l’acquisizione del diritto di superficie per 99 anni dello Stadio delle Alpi, in modo che la società lo potesse gestire direttamente. In agosto la squadra si recò negli Stati Uniti d’America per giocare la Supercoppa italiana (che inaugurò la stagione 2003-04) contro il Milan. La Juventus si prese la rivincita contro i Diavoli rossoneri ai tiri di rigore, al Giants Stadium di New York, dopo un rocambolesco 1-1 maturato negli ultimi minuti dei tempi supplementari. Durante la trasferta americana, un altro lutto colpì la società: la scomparsa del presidente Vittorio Caissotti di Chiusano. Al suo posto venne nominato Franzo Grande Stevens, vicepresidente FIAT, che restò in carica per due anni.

Dopo quella vittoria, il resto della stagione si rivelò avaro di soddisfazioni per i bianconeri. Eliminati dal Deportivo La Coruña negli ottavi di finale della Champions League, perse la finale di Coppa Italia contro la Lazio di Roberto Mancini e, dopo aver tenuto la testa della classifica per la prima parte della stagione, crollò a vantaggio di Milan e Roma, finendo terza in Serie A, a due punti dai giallorossi ed a tredici dai rossoneri. Alla fine dell’annata la società fu colpita da un altro lutto: il 27 maggio 2004 morì di cancro ai polmoni Umberto Agnelli, già presidente del club juventino.

Dai trionfi con Capello alla Serie B 

Fabio Capello

Nell’estate del 2004 avvenne un nuovo cambiamento: la squadra venne affidata, a sorpresa, a Fabio Capello. Fu un arrivo tra le polemiche: nel mese di aprile dello stesso anno infatti, il tecnico di Pieris, in quel momento allenatore della Roma, aveva dichiarato di non aver alcun interesse ad allenare i bianconeri. Arrivarono anche nuovi giocatori come il brasiliano Emerson ed il francese Jonathan Zebina (dalla Roma), Fabio Cannavaro (dall’Inter), Manuele Blasi (dal Parma) ed una nuova punta, lo svedese Zlatan Ibrahimović (dall’Ajax).

Dopo un lungo testa a testa con il Milan nel campionato 2004-05, nello scontro diretto per lo scudetto l’8 maggio 2005, le Zebre batterono 1-0 la squadra di Ancelotti a San Siro. Il 21 maggio successivo, grazie al pareggio nell’anticipo tra Milan e Palermo, la Juventus si laureò campione d’Italia, conquistando alla fine del torneo 86 punti, sette in più del Milan. Venne però eliminata nei quarti di finale della Champions League ad opera del Liverpool (sconfitta per 2-1 in Inghilterra e pareggio 0-0 al Delle Alpi), che poi avrebbe vinto la coppa, in finale contro il Milan.

Rafforzata dal francese Patrick Vieira (dall’Arsenal) nel campionato 2005-06 batté il record storico di vittorie consecutive all’inizio del campionato: nove, dal 28 agosto 2005 con la vittoria 1-0 contro il Chievo, al 26 ottobre successivo (Juventus v Sampdoria 2-0).

Il 7 marzo 2006 la Juventus sconfisse il Werder Brema per 2-1, nel ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, eliminandolo dopo il 2-3 del Weser Stadion di Brema, ma fu eliminata nei quarti di finale dagliinglesi dell’Arsenal (0-2 all’andata e 0-0 al ritorno).

Vincendo 2-0 sul campo neutro di Bari contro la Reggina il 14 maggio, conquistò lo scudetto per la seconda volta consecutiva, con 91 punti e tre di vantaggio rispetto al Milan. Per tutta l'”era Capello” la Juventus fu sempre capolista della Serie A (76 giornate, record nazionale[77]).

Alla fine dello stesso anno, la società rimase invischiata in un’inchiesta nata da alcune intercettazioni telefoniche a carico dei dirigenti bianconeri Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Lo scandalo, noto col nome di Calciopoli, culminò in un procedimento della giustizia sportiva: a seguito della richiesta della Procura Federale di retrocessione della Juventus in serie inferiori alla B, la sentenza di primo grado costò la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione dello scudetto 2005-2006 (in seguito assegnato all’Inter)[78] e la retrocessione in Serie B, con una penalizzazione di -30 punti nel campionato 2006-2007 (successivamente ridotti a 17 in Corte Federale e, dopo l’arbitrato del CONI, a -9), insieme ad un’ammenda e la squalifica del campo per 3 turni, anche questa annullata dopo l’arbitrato[79]. In aggiunta a ciò, i due dirigenti della “Triade” più coinvolti nell’inchiesta, Luciano Moggi e Antonio Giraudo, vennero condannati a cinque anni di inibizione con annessa proposta di radiazione per tentato illecito sportivo. La squadra, dopo la fallita conciliazione al CONI, tentò di ricorrere al TAR del Lazio, ma abbandonò tale ipotesi in quanto rischiosa: dopo il c.d. Caso Catania del 2003, infatti, il codice di giustizia sportiva era stato cambiato, costringendo le società a non ricorrere per fatti sportivi al TAR, pena la possibile radiazione della società stessa.

Moggi presentò le sue dimissioni alla Juventus subito dopo l’ultima giornata del campionato, seguito pochi giorni dopo da Giraudo e dal presidente Grande Stevens. Per porre riparo alla grave situazione creatasi, il consiglio d’amministrazione della società venne sciolto e ricomposto a fine giugno con nuovi elementi scelti dagli azionisti, tra cui l’ex calciatore bianconero Marco Tardelli e l’allenatore della Nazionale italiana di pallavolo Gian Paolo Montali; vennero nominati presidente Giovanni Cobolli Gigli, direttore sportivo Alessio Secco ed amministratore delegato Jean-Claude Blanc[80].

A seguito del processo, molte stelle della formazione bianconera preferirono passare ad altre squadre di alto livello (è il caso di Emerson e Cannavaro ceduti al Real Madrid, Zambrotta e Thuram ingaggiati dal Barcellona, e Vieira ed Ibrahimović acquistati dall’Inter[77].

La rinascita e la stagione dominata in serie cadetta 

Il 10 luglio arrivò sulla panchina bianconera Didier Deschamps, già centrocampista della Juve nella seconda metà degli anni novanta: fu il primo allenatore non italiano in 33 anni, dopo Vycpálek[3].

Dopo 36 partite del campionato cadetto, nonostante la penalizzazione di 9 punti, si trovò in testa alla classifica di B, trascinata dai campioni rimasti in bianconero come Del Piero, Trézéguet, Camoranesi, Buffon e Nedvěd e dai numerossimi giovani del suo vivaio lanciati dall’allenatore, come Claudio Marchisio, Sebastian Giovinco, Paolo De Ceglie e Raffaele Palladino.

Il 15 dicembre 2006, poco prima dell’inizio della gara con il Cesena, un tragico incidente si verificò nel centro sportivo del club bianconero, Juventus Center, dove due ragazzi della formazione Berretti, il centrocampista Alessio Ferramosca ed il portiere Riccardo Neri, persero la vita anneggando in un laghetto artificiale. Quella gara non venne giocata, insieme a tutte le partite della società a livello giovanile.

Rimanendo sempre tra le prime posizioni della serie cadetta, la Juventus collezionò appena quattro sconfitte[81] ed il 19 maggio 2007, dopo la vittoria per 5-1 in trasferta ad Arezzo, raggiunse la matematica promozione in Serie A, con tre giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. Il 26 maggio, vincendo in casa per 2-0 contro il Mantova, ottenne matematicamente il primo posto nella serie cadetta. La stessa sera Deschamps risolse consensualmente il contratto con la società. La panchina venne affidata fino al termine del campionato all’allenatore in seconda Giancarlo Corradini. Il 4 giugno venne ufficializzato il nome del nuovo allenatore, Claudio Ranieri, che iniziò la sua avventura sulla panchina bianconera il 1º luglio 2007.

Stagione 2007-2008: il ritorno in Serie A e il terzo posto in classifica 

Claudio Ranieri ha guidato la Juve dal 2007al 2009

Con il nuovo tecnico Claudio Ranieri la Juventus punta a tornare nel più breve tempo possibile al calcio che conta e che da sempre l’ha vista protagonista. Per raggiungere quest’obiettivo il direttore sportivo Alessio Secco e l’amministratore delegato Blanc si sono assicurati le prestazioni di diversi calciatori: Vincenzo Iaquinta, Domenico Criscito, l’argentino Sergio Almirón, i portoghesi Tiago Mendes e Jorge Andrade, il ceco Zdeněk Grygera ed il bosniaco Hasan Salihamidžić e riscattato alcuni giovani in comproprietà con altre squadre, come Cristian Molinaro ed Antonio Nocerino (quest’ultimo proveniente dal vivaio juventino).

Il ritorno della Juventus in Serie A avviene ufficialmente sabato 25 agosto 2007 contro il Livorno (partita terminata con risultato di 5-1 in favore dei bianconeri). A fine stagione arriva terza in campionato e si ferma ai quarti diCoppa Italia, eliminata dall’Inter, campione d’Italia. Nella seconda parte del campionato, comunque, riesce a levarsi pesanti soddisfazioni come le vittorie con Inter, Milan e Roma per finire al terzo posto in classifica[77].

Stagione 2008-2009: il ritorno nelle competizioni UEFA e il 2° posto in campionato [modifica]

Il 5 luglio 2008 comincia a Pinzolo la nuova stagione per la squadra guidata, per il secondo anno consecutivo, da Claudio Ranieri. Diversi sono i volti nuovi: gli svedesi Mellberg ed Ekdal, il difensore croato Knežević, l’attaccante brasiliano proveniente dal Palermo Amauri ed il centrocampista danese Poulsen.

A vestire nuovamente la casacca bianconera ci sono inoltre Giovinco, Marchisio e De Ceglie, di ritorno dai prestiti ed impegnati con la nazionale olimpica ai giochi di Pechino 2008[82].

La Juventus affronta nel premilinare di Champions League gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava. Il 13 agosto all’Olimpico di Torino i bianconeri superano per 4 a 0 gli avversari, mentre nel ritorno pareggiano per 1-1: la Juventus ritorna così a partecipare, dopo due anni di assenza, nelle competizioni UEFA per club, particolaremente nella manifestazione calcistica già citata[83].

Il 28 agosto si svolge a Montecarlo il sorteggio dei gironi della Champions League ed i bianconeri, in seconda fascia, vengono inseriti nel girone H insieme a Real Madrid, Zenit San Pietroburgo e FC BATE[84]. L’esordio, il 17 settembre a Torino contro lo Zenit, vede i torinesi vincere 1-0 con gol di Del Piero su punizione. Il 30 settembre la squadra coglie un pareggio in rimonta per 2-2 sul campo dei bielorussi del BATE grazie ad una doppietta di Iaquinta, mentre il 21 ottobre, dopo un mese senza vittorie, riesce a battere il Real Madrid per 2-1 con le reti di Del Piero ed Amauri. Il 5 novembre è Del Piero, autore di una doppietta, a decidere la gara di ritorno valida per il quarto turno della fase a gironi e chiusasi 2-0, regalando ai bianconeri la qualificazione agli ottavi. Le ultime due partite del girone, contro Zenit e BATE, terminano entrambe con il risultato di 0-0. In ogni caso la Juve con 12 punti (in vantaggio sui merengues per gli scontri diretti) si qualifica come prima del girone e chiude la prima fase con soli tre gol subiti, miglior difesa della fase a gironi insieme al Manchester United[84]. Il 19 dicembre vengono effettuati i sorteggi per le gare degli ottavi di finale, in cui la Juventus è abbinata al Chelsea, finalista dell’edizione precedente[85]. Il doppio confronto si conclude in favore della squadra allenata da Guus Hiddink, che prevale per 1-0 a Stamford Bridge e pareggia per 2-2 in casa dei bianconeri.

Alla fine del girone d’andata, la Juve è seconda in campionato con 40 punti, davanti all’Inter che ha un vantaggio di soli 3 punti. Il girone di ritorno s’apre nel migliore dei modi, infatti i bianconeri ottengono vittorie prestigiose come la vittoria nel derby di Torino per 1-0 o con la Roma per 1-4 nella capitale. Dopo queste ottime partite, la Juventus subisce un calo che le fa perdere anche il secondo posto, superata dal Milan. Dopo una striscia di 7 partite senza vittorie, Claudio Ranieri viene esonerato e sostituito daCiro Ferrara, allenatore in seconda della nazionale[86]. Alla fine, la Juventus conclude 2° in campionato con un posto in Champions League.

In Coppa Italia, in quanto qualificatisi alle competizioni europee, i bianconeri partono dagli ottavi di finale, dove sconfiggono il Catania per 3-0, poi il Napoli per 4-3 ai rigori dopo aver pareggiato per 0-0 all’Olimpico. Alle semifinali la Juventus termina l’avventura in coppa, sconfitta dalla Lazio per 4-2 complessivamente (2-1 a Roma e 1-2 a Torino).

Stagione 2009-2010: Il rinnovamento per un nuovo ciclo 

Per la stagione 2009-2010 la Juventus comincia con gli acquisti del difensore Fabio Cannavaro, che torna in bianconero dopo tre anni, dei centrocampisti brasiliani Diego e Felipe Melo, del Werder Brema e della Fiorentina rispettivamente, il difensoreuruguaiano Martín Cáceres, del Barcellona, e del terzino sinistro Fabio Grosso dal Lione nell’ultimo giorno di calciomercato. Confermato anche per la nuova stagione Ciro Ferrara come allenatore. Tra le partenze sono da segnalare quella di Olof Mellberg, ceduto all’Olympiakos Pireo, quelle di Cristiano Zanetti e Marco Marchionni alla Fiorentina e di Pavel Nedvěd, che ha voluto terminare la carriera calcistica.

 

Fonti: Wikipedia

Were Storyultima modifica: 2010-07-08T20:27:00+02:00da juvenews
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